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Il volto misterioso dell’Umbria tra mummie e cavità sotterranee.

12.07.2007

di TurismoeStampa

, 09:16 Età: 3 yrs
Tags: Cultura, Sightseeing, Umbria

Oltre all’arte e alla natura, l’Umbria sa offrire anche un altro volto, misterioso e tutto da scoprire.

Le mummie di Ferentillo, paesino del ternano, mostrano un fenomeno particolarissimo: un fenomeno di mummificazione del tutto naturale, dovuto a dei particolari microrganismi e alle peculiari condizioni climatiche, i corpi sono praticamente rimasti intatti.

Nella Chiesa di Santo Stefano, del quindicesimo secolo, in una cripta trecentesca sono visibili corpi senza vita che in alcuni casi mantengono peli, capelli, denti ed abiti, perfettamente mummificati. Scoperte nel 1800 dai Frati Cappuccini, allora custodi del cimitero, le mummie di Ferentillo sono tuttora oggetto di studi approfonditi.

Orvieto, città millenaria sospesa quasi per magia tra cielo e terra, nasconde nel suo sottosuolo uno degli aspetti che la rendono ancora più unica ed eccezionale: un dedalo di grotte nascosto nell’oscurità silenziosa della rupe. Tutto iniziò alla fine degli anni Settanta, quando una frana di grandi proporzioni danneggiò la Rupe orvietana, a poche centinaia di metri
dal celeberrimo Duomo. Ultimo, e più grave, evento causato dal dissesto idrogeologico che minava la stabilità della Rupe, la frana allarmò il mondo intero, preoccupato per la sopravvivenza di Orvieto e delle sue opere d'arte.

Uno sparuto e agguerrito gruppetto di speleologi locali, già attenti ad una sorta di leggenda metropolitana che mitizzava una Orvieto "tutta vuota, sotto" scoprì il segreto custodito nelle viscere della terra. Alte e strapiombanti pareti, misteriose aperture, finestrature dai profili irregolari, occhiaie vuote e buie che sottintendevano sotterranei inspiegabili e inesplorati e che, come i cosmici buchi neri, furono fonte di irresistibile attrazione per gli speleologi orvietani. Quasi un’altra rete stradale, ma le bizzarre vie buie che si intersecano nella roccia non coincidono con le superiori, le quali del resto sono da 6 a 10 metri più in alto. Per percorrere i cunicoli bisogna curvarsi, tanto la volta è bassa: non potevano dunque servire come vie di scampo nei periodi torbidi, perché la fuga non è certo agevole; né le strane ramificazioni e la mancanza di sblocchi alla campagna si accordano con tale ipotesi; non hanno pendenze che lasciano sospettare scopi idraulici e non vi sono tracce tombali o di culto.

L’origine e lo scopo del labirinto sotterraneo sono ancora avvolti nel mistero e forse è proprio per questo che molti ancora sentono l’insopprimibile bisogno di avventurarsi nei suoi meandri.

Da non perdereUn patrimonio paesaggistico unico. Le Piane del Castelluccio, nei primi dieci giorni di giugno, mostrano il loro lato migliore soprattutto nel periodo della fioritura quando asfodeli, violette, garofanini, narcisi, tulipani selvatici, ranuncoli, papaveri, con i loro colori, creano un’atmosfera fiabesca. Un’esplosione di colori, dal rosso dei papaveri, al bianco dei narcisi, dall'azzurro dei fiordalisi al giallo dei fiori della lenticchia che trasformano l’area in una tavolozza variopinta.

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